domingo, 9 de marzo de 2025

La pluma en el viento 4. La victoria

 Versión en Lectura Fácil

Esther Pulido del Río
La Lectura Fácil, que propicia la literatura inclusiva,
es un sistema de elaboración de textos que comprende
la expresión escrita (gramática, vocabulario y estilo)
y la edición (tipografía, ilustración y maquetación). Es útil tanto
para personas con discapacidad intelectual, trastornos
de aprendizaje, alfabetismo, o bien inmigrantes y mayores.
4. La victoria
La pluma contempló una terrible batalla. 
Vio soldados peleando con furia
y observó sus armas brillando bajo el sol.
Los soldados seguían al rey, 
que llevaba un casco de oro 
y montaba un caballo blanco y negro. 
La batalla terminó cuando el ejército del rey
lo arrasó todo y acabó con sus enemigos.
Entonces la pluma dijo excitada:
—¡Han ganado! 
¡La victoria es lo más importante! 
Ya encontré la felicidad.
Perdí mi tiempo con el amor y el placer.
Pero ya tengo experiencia 
y no me equivocaré más.
Cuando la pluma bajó a tierra, 
vio el campo cubierto de cadáveres.
Escuchó los lamentos de los heridos.
Contempló a madres, hermanas e hijos
buscando a sus familiares.
Algunos hombres cavaron una fosa profunda
donde arrojaron a los muertos.
Luego bajaron los buitres y otras aves
que se alimentan de cadáveres.
La lluvia mojó el suelo.
Los muertos yacían en charcos de barro
y sangre.
El frío remató a los pocos heridos
que quedaban vivos.
¡Fue una noche terrible!
La pluma quiso huir,
pero se detuvo al oír voces y ruidos
en la tienda del rey.
—¡Han matado al rey! —gritaron unos hombres.
Y así fue.
Los generales del ejército asesinaron al rey
porque querían repartirse el botín
y apoderarse del reino.
—Viento, sácame de aquí —rogó la pluma—.
Levántame que no quiero ver tantos horrores. 
La gloria solo trae odio y desesperación.

Furia
Violencia y
agresividad.
Fosa
Hoyo en la tierra
para enterrar
cadáveres.
Botín
Lo que se
obtiene de un
robo o de un
atraco. En las
guerras, los que
ganaban se
quedaban con
las armas y los
objetos de valor.

miércoles, 26 de febrero de 2025

LA REGINA DELLE NEVI, QUARTA STORIA - Lo Specchio-Cielo

TRADUZIONI POLITICAMENTE SCORRETTE

Notoriamente (per chi mi conosce) sono per il "Tradurre Senza Tradire" di Eco (ma vogliamo parlare della sua versione in Inglese a quattro mani de "Il Nome della Rosa"?), tanto più quando non ci si limita a tradire la poetica, il pensiero, lo stile di uno scrittore, ma la memoria di un popolo, e il patrimonio fiabesco è il più antico e autentico retaggio di qualsiasi popolo.

Anche per una rigida bigotta ideologica come me ci sono delle eccezioni. Ho il pudore di serbare le traduzioni politicamente scorrette in qualche anfratto. Sceglierò alcune da condividere.
Anticipo il criterio di selezione delle mie trasgressioni.

Ci si aspetterebbe che mi lanci sulle fiabe apertamente letterarie. Il tradimento sarebbe piccino picciò. Ma: 1) Mi interessano poco e niente. 2) Quelle che potrebbero interessarmi hanno avuto traduttori che ho amato e amo (v. Collodi e Masolino D'Amico). Non ho problemi con le fiabe della raccolta di Calvino. Non si può tradire un traditore. Ho già tradotto (fedelmente) alcune fiabe del Pitrè magistralmente banalizzate dal suddetto.

Le mie traduzioni traditrici saranno sempre accompagnate, se possibile, nelle apposite pagine, dai testi originali e affiancate o precedute dalle traduzioni canoniche.
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Quarta Storia. Il Principe e la Principessa.

In questo Regno, abita una Principessa straordinariamente intelligente: legge tutti i giornali che ci sono al mondo e poi li dimentica immediatamente, tanto è intelligente.


Giorni fa, mentre sedeva sul trono, il che, alla fin fine, non è una cosa molto divertente, si mise a canticchiare un vecchio ritornello che diceva così: 'Perché non dovrei sposarmi?'.
"Ecco, questa è proprio una buona idea!" esclamò, e le venne voglia di sposarsi, ma voleva un marito che sapesse conversare con spirito, non uno di quei tipi noiosissimi che se ne stanno lì impettiti, con l'aria d'essere gran personaggi. Allora riunì tutte le dame di Corte e, quando queste conobbero i suoi desideri, si rallegrarono con lei. 'Molto bene! - dissero - pensavamo proprio la stessa cosa.' 
L'indomani, i giornali uscirono bordati di cuori e con le iniziali della Principessa. Vi si poteva leggere che ogni giovane di bell'aspetto aveva facoltà di andare al castello e di parlare con la Principessa, e chi avesse mostrato di sentirsi completamente a suo agio e avesse conversato meglio di tutti sarebbe stato il prescelto! La gente accorse: che gran ressa e che folla! Ma nessuno ebbe successo, né il primo giorno, né il secondo. Tutti sapevano parlare bene quando erano per strada, ma, non appena oltrepassavano il portone del castello e vedevano le guardie dalle uniformi ricamate d'argento, e poi, su per gli scaloni, i valletti in livrea d'oro e i grandi saloni illuminati, allora si confondevano. Così, una volta davanti al trono dove sedeva la Principessa, non sapevano fare null'altro se non ripetere l'ultima parola che lei aveva detto, e alla Principessa, ovviamente, non interessava affatto riascoltarla! Era come - lì dentro - i pretendenti cadessero in letargo finché non uscivano di nuovo in strada, e allora ritrovavano la parola! C'era una fila che andava dalle porte della città fino al castello. Tutti avevano fame e sete, ma dal castello non ricevevano neppure un bicchiere d'acqua. Certo, qualcuno più intelligente s'era portato dei panini da casa, ma non li divise con i vicini perché pensava:' Se questo ha l'aria affamata, la Principessa non lo sceglierà di sicuro!'.
"Era fra tutti gli altri?"
Adesso ci arriviamo. Era il terzo giorno, quando arrivò una personcina senza cavallo né carrozza che marciò ardita verso il castello: i suoi occhi brillavano, aveva lunghi, bellissimi capelli, ma i suoi vestiti erano molto poveri.
Aveva un fagotto sulle spalle!
Quando arrivò al portone del castello e vide le guardie con le uniformi ricamate d'argento e, lungo gli scaloni, i valletti in abiti d'oro, non ne fu affatto intimidito; li salutò e disse:'Dev'essere noioso restare lì sulle scale, io preferisco entrare'. Le sale risplendevano illuminate da migliaia di candele, i Consiglieri e i Ministri camminavano a piedi nudi e recavano vassoi d'oro: c'era di che restare intimoriti! I suoi stivali scricchiolavano orribilmente, ma lui non se ne curava affatto!
Ah, sì, scricchiolavano, eccome se scricchiolavano! Ma lui se ne andò tranquillamente dalla Principessa, che sedeva su una perla grande come la ruota di un arcolaio; tutte le dame di Corte con le loro cameriere e con le cameriere delle cameriere, e tutti i cavalieri con i loro servitori e con i servitori dei servitori, che avevano con loro i paggi, se ne stavano impalati tutt'intorno, e, più erano vicini alla porta, più apparivano pieni di superbia. Il paggio del servitore dei servitori, che va sempre in giro in pantofole, non lo si poteva quasi guardare tanto se ne stava fiero vicino alla porta!
"Deve essere orribile! E lui? Ha poi sposato la Principessa?"
Deve aver parlato molto bene. Era proprio audace e affascinante: non era venuto per chiedere la mano della Principessa, ma solo per valutare la sua intelligenza, e la trovò rimarchevole, come lei trovò eccezionale lui.


"... far entrare nel castello?"
"... non avrà mai il permesso ufficiale di entrare nel castello."
"... là, vicino alle scale"
"... E qui c'è un panino per te. L'ha preso in cucina - ce n'è tanto di pane lì - ... Non è possibile che tu entri nel castello: ... le guardie vestite d'argento e i valletti vestiti d'oro non te lo permetterebbero, ma ..., ci riuscirai ugualmente. La mia fidanzata conosce un piccolo ingresso sul retro che conduce alla camera da letto, e lei sa dove prendere le chiavi."
Entrarono nel parco, poi, su per i grandi viali, dove le foglie cadevano una dopo l'altra, e, quando al castello le luci si spensero una dopo l'altra, ... condusse ...  ad una porticina sul retro che era socchiusa.
Ora si trovavano sulla scala. Su di una credenza brillava una piccola lampada. In mezzo al pavimento, ...
"Prendete la lampada, io vi precederò. Faremo il percorso più diretto, così non incontreremo nessuno."



CHRISTIAN BIRMINGHAM

"Mi sembra che qualcuno cammini proprio dietro di noi", Qualcosa passò di fianco fischiando: era come se sulle pareti scivolassero delle ombre, cavalli con criniere svolazzanti e zampe sottili, giovani cacciatori, dame e gentiluomini a cavallo.
"Sono solo sogni! Vengono a prendere i pensieri delle Loro Maestà per portarli a caccia, ed è un bene, perché così voi potrete osservarli meglio nei loro letti. Passando ad altro, spero che se arriverete a ottenere onori e riconoscimenti, mostrerete un cuore grato."
Poi entrarono nel primo salone, che era tappezzato di raso rosa a grandi fiori; i sogni li avevano oltrepassati e così in fretta che  non riuscì a scorgere gli augusti personaggi. I saloni erano uno più bello dell'altro, davvero c'era di che rimanere stupefatti!
... Ecco, adesso si trovavano nella camera da letto: il soffitto somigliava ad una grande palma con foglie di un vetro prezioso, e, in mezzo al pavimento, erano sospesi su di un grosso stelo d'oro due letti che sembravano gigli: uno era bianco e vi si trovava la Principessa; l'altro era rosso, ed era quello dove ...


 
VLADISLAV YERKO

Sollevò qualche petalo rosso e scorse una nuca bruna: ... . I sogni a cavallo fuggirono dal salone; il Principe si svegliò, voltò il capo...
... pur essendo anche lui giovane e bello. Dal letto bianco a forma di giglio fece capolino la Principessa e chiese che cosa stesse succedendo. 
"Oh, poverina!", esclamarono il Principe e la Principessa e lodarono ... assicurandole che non erano affatto in collera con loro, ma che naturalmente non avrebbero più dovuto omportarsi in quel modo. Per quell'unica volta avrebbero ricevuto una ricompensa.
"Volete volare via libere? - chiese la Principessa - Oppure volete un incarico fisso come ...  di Corte, con il diritto di mangiare tutto quello che avanza in cucina? "
Il Principe si alzò dal suo letto e vi fece dormire ..., di più non poteva fare.  ... e pensò: 'Quanti uomini ... di buon cuore esistono al mondo!'
Il giorno dopo, fu rivestita da capo a piedi di seta e di velluto, e le venne offerto di rimanere al castello e vivere fra gli agi, ma lei chiese solo una piccola carrozza con un cavallo ed un paio di stivaletti così da poter viaggiare di nuovo nel vasto mondo.

Le donarono un paio di stivaletti e un manicotto e abiti eleganti, e, giunto il momento della partenza, si fermò davanti al portone una carrozza di oro zecchino - con lo stemma del Principe e della Principessa - che riluceva come una stella; il postiglione, i servitori, e i valletti a cavallo - perché c'erano anche i valletti a cavallo! - avevano in testa corone d'oro. Il Principe e la Principessa aiutarono ... a montare in carrozza e le augurarono ogni bene. Nella carrozza trovarono croccanti di zucchero, e, sul sedile, frutta e panpepato.
"Addio! Addio!" gridarono il Principe e la Principessa,  ... Dopo le prime miglia, ... finché potè scorgere la carrozza, che luccicava come il sole.



Quinta Storia. La Figlioletta dei Briganti.


Viaggiavano attraverso il bosco oscuro, ma la carrozza riluceva come una fiamma e abbagliava gli occhi dei briganti appostati, che non riuscivano a reggerne lo splendore.
"Oro! E' oro!" gridarono, e corsero giù, incontro alla carrozza: presero i cavalli, uccisero il postiglione, i valletti e i servitori, ...




"Voglio andare in carrozza!"
...  montarono in carrozza e corsero, scavalcando sterpi e rovi, fino ad arrivare proprio nel folto del bosco. 
La carrozza si fermò in mezzo al cortile di un castello di briganti: era decrepito e completamente in rovina; corvi e cornacchie uscivano volando da tutti i pertugi, e dei grossi mastini, ognuno dei quali sembrava in grado di divorare un uomo, saltavano ma non abbaiavano perché era loro proibito.
Nella grande, vecchia sala annerita dal fumo, nel centro del pavimento di pietra, s'innalzava un gran fuoco; il fumo saliva verso il soffitto in cerca di una via d'uscita; in un grande pentolone cuoceva la zuppa, e sullo spiedo rosolavano conigli e lepri.
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Settima Storia. Che Cosa Accadde in Seguito.

Ma ... le chiese del Principe e della Principessa.
"Sono all'estero", rispose la figlia dei briganti.





domingo, 23 de febrero de 2025

Tu madre siempre estará contigo…

 Tu madre siempre estará contigo…


Ella es el susurro de las hojas que escuchas cuando caminas por la calle ... es el olor de ciertas comidas que recuerdas, de las flores que recoges, de la fragancia de la vida misma ...

Ella es la mano fresca sobre tu frente cuando no te sientes bien ... es el cálido aliento que flota en el aire en un frío día de invierno ... es el sonido de la lluvia que te arrulla para dormir, es todos los colores del arco iris ...

Ella es la mañana de Navidad ... Tu madre vive dentro de tu risa, es el lugar de donde vienes, tu primer hogar y es la guía que sigues ,en cada escalón que subes ...

Ella es tu primer amor, tu primer amigo y hasta tu primer enemigo ... nada en el mundo puede separarlos, ni el tiempo, ni la distancia, ni la misma muerte ... 

jueves, 20 de febrero de 2025

MÄDCHEN VON HAITHABU (STAR OF THE COUNTY DOWN)

MÄDCHEN VON HAITHABU (STAR OF THE COUNTY DOWN) 


Übersetzung von Santiano

Wir war'n nahezuSchon in HaithabuAn 'nem Frühlingtag im MaiWir war'n voll besetztUnd wir saßen festUnd wir hatten kein' Rum dabei
Am WegesrandVorn am Ufer standEine Schönheit im schlichten KleidSie war elfengleich"Ich begrüße euchKommt mit mir, wenn ihr durstig seid"
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Und wir brachen aufIn ihr kleines DorfUnd sie sagte: "Ich heiß' Eileen"Auf dem Marktplatz dannWo das Fest begannAlle Frauen war'n so jung und schön
Packte mich EileenZog mich zu sich hin"Lass uns tanzen, ich und du"Es gibt keinen im LandDer die Nacht entflammtWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Und wir schenkten einTranken Rum und WeinIn mein' Armen da lag EileenUnd wir sangen lautBis der Morgen grautUnd die Sonne am Himmel schien
Mittags stand ich aufSah zum Fenster rausBeine, Kopf, alles tat mir wehWir hab'n durchgemachtMehr als eine NachtDenn es fiel schon der erste Schnee
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdUnd von Ost nach WestGleich wie weit und wie lang ich fuhrFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdVon Ost nach West
Fand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu
Von Nord nach SüdVon Ost nach WestFand ich keinen MannDer so feiern kannWie die Mädchen von Haithabu

STJÄRNAN I VÄRMLANDS LÄN

 STJÄRNAN I VÄRMLANDS LÄN 

(Star of the County Down)

Översatt av Sandra Dermark 

den 20 februari 2025

.....................

Vid Mariestad, uti Värmlands län,

en morgon då solen sken,

nerför backen grön kom en flicka skön

och hon log och sa "hej, min vän."

Hon var så söt ända från fotens tår

till sitt flammande röda hår...

Vackraste som fanns, satte mig i trans

för jag kunde stått där ett år.

********************

Från Mariestad ner till Vänersborg

och från Åmål till Karlstad sen

finns det ingen tjej lika vacker, nej,

som den stjärnan i Värmlands län!

*****************

När hon gick sin väg slogs mitt hjärta i kras,

följde blicken och fällde en tår,

och jag frågade en som kom just förbi:

"vem är hon med flammande hår?"

 Han såg på mig och han svarade:

"Det är juvelen i stjärnhimlen,

det är Ros-Marie, hon är född här uti,

hon är stjärnan i Värmlands län!"

********************

Från Mariestad ner till Vänersborg

och från Åmål till Karlstad sen

finns det ingen tjej lika vacker, nej,

som den stjärnan i Värmlands län!

****************

Hennes ögon blå hade en blyg, söt blick,

hennes mun som en ros i maj,

och hon sjöng så sött som jag aldrig mött

medan hon gungade i svaj.

På midsommarängen var jag i trans

när hon fick grabbarna på knän...

Och mitt hjärta brast med den tunga last

av den stjärnan i Värmlands län!

********************

Från Mariestad ner till Vänersborg

och från Åmål till Karlstad sen

finns det ingen tjej lika vacker, nej,

som den stjärnan i Värmlands län!

*************

När det är skördefest är hon säkert bäst,

jag ska då klä mig söndagsfin,

jag tar på parfym, också aftershave

för en kyss från min Ros-Marie!

Röker inte ens en cigarr, dricker inte ens en sup,

så hon ser på mig nykter sen,

tills min lilla fru i vårt lilla bo

är den stjärnan i Värmlands län!

********************

Från Mariestad ner till Vänersborg

och från Åmål till Karlstad sen

finns det ingen tjej lika vacker, nej,

som den stjärnan i Värmlands län!

********************

Från Mariestad ner till Vänersborg

och från Åmål till Karlstad sen

finns det ingen tjej lika vacker, nej,

som den stjärnan i Värmlands län!

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STAR OF THE COUNTY DOWN / LA ESTRELLA DE LA REGIÓN

Star of the County Down 

Irish folklore 

Near Banbridge town in the County DownOne morning last JulyDown a boreen green came a sweet cailínAnd she smiled as she passed me by
She looked so sweet from her two bare feetTo the sheen of her nut-brown hairSuch a winsome elf, I'm ashamed of myselfFor to see I was staring there
From Bantry Bay up to Derry's QuayFrom Galway to Dublin townNo maid I've seen like the sweet cailínThat I met in the County Down
As she onward sped, sure I scratched me headAnd I looked with a feelin' rareAnd I says, says I, to a passer-by"Who's the maid with the nut-brown hair"?
Well, he looked at me and he said to me"That's the gem of Ireland's crownYoung Rosie McCann from the banks of the BannShe's the star of the County Down"
From Bantry Bay up to Derry's QuayFrom Galway to Dublin TownNo maid I've seen like the sweet cailínThat I met in the County Down
She'd soft brown eyes with a look so shyAnd a smile like a rose in JuneAnd she sang so sweet what a lovely treatAs she lilted an Irish tune
At the Lammas dance I was in the tranceAs she whirled with the lads of the townAnd it broke me heart just to be apartFrom the star of the County Down
From Bantry Bay up to Derry's QuayFrom Galway to Dublin townNo maid I've seen like the sweet cailínThat I met in the County Down
At the Harvest Fair, she'll be surely thereSo I'll dress in me Sunday clothesWith me shoes shone bright and me hat cocked rightFor a smile from the nutbrown Rose
No pipe I'll smoke, no horse I'll yoke'Til me plough is a rust-colored brownAnd a smiling bride by me own firesideSits the star of the County Down
From Bantry Bay up to Derry's QuayFrom Galway to Dublin townNo maid I've seen like the sweet cailínThat I met in the County Down
From Bantry Bay up to Derry's QuayFrom Galway to Dublin townNo maid I've seen like the sweet cailín
That I met in the County Down


.....................

La estrella de la región 

Traducción de Tom Bombadil


A dos millas de aquí, un pueblo yo vi

que brillaba bajo el sol...

Nada más entrar, yo la vi venir,

decir hola y sonreír.

Parecía ser dulce como la miel

desde el pelo hasta los pies...

Ella me hechizó, yo me estremecí,

no me pude mover de allí...

*****************

Desde Morella hasta Vall d'Uixó,

desde Xodos a Castellón,

nunca encontré una mujer así 

como la que en el pueblo vi...

********************

Cuando ella pasó, me rompió el corazón,

la mirada se iba detrás...

No me pude aguantar, pregunté a un peatón:

"¿quién es la del pelo marrón?"

Él me sonrió y me contestó:

"Esa es nuestra perfección

Se llama Lily y nació aquí,

es la estrella de la región".

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Desde Morella hasta Vall d'Uixó,

desde Xodos a Castellón,

nunca encontré una mujer así 

como la que en el pueblo vi...

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Tenía suaves ojos color de miel

y la boca como una flor,

y su dulce voz no era nada atroz

cuando cantaba una canción.

Por la noche de San Juan, me dejaba sin hablar

y me partía el corazón

verla piruetear con otro galán

a la estrella de la región.

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Desde Morella hasta Vall d'Uixó,

desde Xodos a Castellón,

nunca encontré una mujer así 

como la que en el pueblo vi...

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Hoy empieza abril, será fiesta allí,

compraré un nuevo pantalón,

me lavaré con jabón, me pondré loción,

me sentaré a esperar a un rincón.

Ni un cigarro fumaré, ni una gota beberé

para que ella no piense mal

Cuando empiecen a tocar, me pondré a bailar,

y ella rápido a mí vendrá...

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Desde Morella hasta Vall d'Uixó,

desde Xodos a Castellón,

nunca encontré una mujer así 

como la que en el pueblo vi...

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Desde Morella hasta Vall d'Uixó,

desde Xodos a Castellón,

nunca encontré una mujer así 

como la que en el pueblo vi...

miércoles, 19 de febrero de 2025

PLOTINUS PLINLIMMON

 Description of Plinlimmon: 

A very plain, composed, manly figure, with a countenance rather pale if anything, but quite clear and without wrinkle. Though the brow and the beard, and the steadiness of the head and settledness of the step indicated mature age, yet the blue, bright, but still quiescent eye offered a very striking contrast. In that eye, the gay immortal youth Apollo, seemed enshrined; while on that ivory-throned brow, old Saturn cross-legged sat. The whole countenance of this man, the whole air and look of this man, expressed a cheerful content. Cheerful is the adjective, for it was the contrary of gloom; content—perhaps acquiescence—is the substantive, for it was not Happiness or Delight. But while the personal look and air of this man were thus winning, there was still something latently visible in him which repelled. That something may best be characterised as non-Benevolence. Non-Benevolence seems the best word, for it was neither Malice nor Ill-will; but something passive. To crown all, a certain floating atmosphere seemed to invest and go along with this man. That atmosphere seems only renderable in words by the term Inscrutableness. Though the clothes worn by this man were strictly in accordance with the general style of any unobtrusive gentleman's dress, yet his clothes seemed to disguise this man. One would almost have said, his very face, the apparently natural glance of his very eye, disguised this man.

Now, this person deliberately passed, he lifted his hat, gracefully bowed, smiled gently, and passed ​on.

Now who was this man? This man was Plotinus Plinlimmon. He was the Grand Master of a certain mystic Society among the Apostles. Whence he came, no one could tell. His surname was Welsh, but he was a Tennesseean by birth. He seemed to have no family or blood ties of any sort. He never was known to work with his hands; never to write with his hands (he would not even write a letter); he never was known to open a book. There were no books in his chamber. Nevertheless, some day or other he must have read books, but that time seemed gone now; as for the sleazy works that went under his name, they were nothing more than his verbal things, taken down at random, and bunglingly methodised by his young disciples.

Finding Plinlimmon thus unfurnished either with books or pen and paper, and imputing it to something like indigence, a foreign scholar, a rich nobleman, who chanced to meet him once, sent him a fine supply of stationery, with a very fine set of volumes,—Cardan, Epictetus, the Book of Mormon, Abraham Tucker, Condorcet, and the Zend-Avesta. But this noble foreign scholar calling next day—perhaps in expectation of some compliment for his great kindness—started aghast at his own package deposited just without the door of Plinlimmon, and with all fastenings untouched.

'Missent,' said Plotinus Plinlimmon placidly: 'if anything, I looked for some choice Curaçao from a nobleman like you. I should be very happy, my dear Count, to accept a few jugs of choice Curaçao.'

'I thought that the society of which you are the head, excluded all things of that sort,' replied the Count.

'Dear Count, so they do; but Mohammed, pbuh, hath his own dispensation.'

'Ah! I see,' said the noble scholar archly.

'I am afraid you do not see, dear Count,' said Plinlimmon; and instantly before the eyes of the Count, the inscrutable atmosphere eddied and eddied round about this Plotinus Plinlimmon.